Invece del solito "mercati", ecco un po' di retrospettiva, che ha più il gusto di considerazioni e riflessioni di vario genere su un anno, in fondo, interessante.
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Finanziariamente è stato un anno molto interessante. Partendo dalle previsioni di inizio 2010 che si basavano su una ripresa moderata e una potenziale inflazione, rispettivamente con il rischio di timing sulle exit strategies (troppo presto, troppo tardi), già nel mese di marzo ci siamo imbattuti nel problema Grecia, al quale hanno seguito il problema Ungheria (dati falsi) e soprattutto Irlanda con uno spillover verso Portogallo, Spagna, Italia e qualcuno ha iniziato a parlare di Belgio e Olanda.
Negli Stati Uniti invece, piuttosto che parlare di Exit Strategy dalle politiche di stimolo straordinario, Bernanke ha attivato quello che è poi stato ridefinito il QE2, da 600 mia di USD di acquisti di obbligazioni governative.
I paesi emergenti invece, considerati il nuovo motore della crescita mondiale nel corso dell'anno hanno attivato politiche di limitazione di afflusso dei capitali, cosi come la Cina e altri hanno iniziato ad avere a che fare con pressioni inflattive e hanno iniziato ad alzare i tassi di riferimento, rispettivamente ad attivare altre politiche per ridurre il rischio di inflazione, vuoi con riserve obbligatorie, vuoi con la limitazione del credito, …
Le società mostrano uno scenario ancora più diversificato. Molte società hanno fatto bene, molto bene. Dopo aver ristrutturato nel corso del 2009, hanno saputo sfruttare gli sbocchi verso mercati emergenti, il deprezzamento delle valute, … per ottenere ottimi risultati. Altre società sono andate molto meno bene, colpite da nuove tassazioni oppure con un mercato di sbocco domestico che non ne ha voluto sapere di riprendere.
Le società finanziarie si dividono ancora di più. Da quelle che hanno ripreso a macinare utili, a quelle che invece sono rimaste ancora alle prese con titoli in qualche modo tossico nel loro bilancio (non per forza subprime, più probabilmente debito di qualche paese messo male). Inoltre, su alcune queste società hanno iniziato a cadere accuse di vario genere. Accuse relative alle operazioni che hanno portato alla crisi (Goldman Sachs con Abacus) fino alle pratiche per spremere la clientela già in difficoltà (Bank of America e altre con le carte di credito).
Basilea III ha poi continuato a costruire un quadro normativo che cerca sempre più di essere una gabbia per impedire che la funzione originale delle banche (mediazione) resti tale e che queste entità non diventino (o restino) degli enormi hedge funds che però devono essere salvati quando le cose vanno male.
Salvataggi... è uno dei grandi punti interrogativi. Non tanto per la questione se sia necessario o meno salvare una banca, uno stato o qualche società particolarmente connessa al tessuto economico, quanto più per determinare chi ne deve pagare il conto. I salvataggi in fretta e furia del 2008 alla fine sono costati forse più ai cittadini (in termini di utilizzo delle risorse dello stato pagate tramite le tasse) che non agli investitori. Certo, i titoli azionari sono crollati e non tutti sono tornati ai livelli precedenti. Tolta Lehman, sono pochi però gli obbligazionisti, anche quelli subordinati, che sono dovuti passare alla cassa.
La Germania, con Merkel, si è fatta paladina di imporre anche agli obbligazionisti il costo della ristrutturazione.
In fondo, il 2010 potrebbe venire ricordato come il l'anno del fallimento delle politiche fiscali e monetarie. Non perchè non abbiano avuto effetto. Piuttosto perchè la quantità enorme di liquidità immessa nel sistema, che nelle idee di politici e governatori delle banche centrali doveva finire nell'economia reale, è andata altrove. Parte a risanare qualche bilancio senza per questo portare a nuovi investimenti, parte semplicemente nel sistema finanziario.
Il mancato effetto sull'economia reale ha evidentemente reso difficile l'incremento del PIL reale, a sua volta generando problemi di deficit primario (la capacità di pagare gli interessi sul credito governativo). Non solo: molti i governi si trovano ora senza particolari risorse da poter usare per sostenere i cittadini in difficoltà (disoccupati e/o pensioni per anziani) e potenzialmente senza risorse per poter attivare i grandi progetti pubblici e offrire quei posti di lavoro che il settore privato non riesce ancora a generare in modo sufficiente.
A fare le spese, finanziariamente parlando, di questa situazione quindi, non sono stati i mercati azionari, che in fondo hanno retto piuttosto bene, quanto più le obbligazioni di alcuni stati e soprattutto le valute, EUR e USD in prima fila che per motivi diversi (rischio e debasement) si sono deprezzati.
Certo, guardando il dollar index, sembra non sia successo quasi nulla all'infuori della volatilità. Ma il dollar index è zeppo di EUR.
Piuttosto USDAUD -11%, USDJPY -12%, USDCHF -9%, …
E a sua volta, EURUSD, nonostante i recuperi, -7.21%
Se si preferisce, l'oro espresso in dollari +28%, espresso in EUR +38%
Un segnale piuttosto evidente che:
a) la liquidità immessa nel sistema non è finita nell'economia reale
b) gli investitori non si fidano molto di quello che potrebbe succedere in futuro
Senza particolare valore reale, ma comunque curioso, si può esprimere l'andamento dei mercati azionari in oro, invece che nella valuta di riferimento... troviamo quindi MSCI USA a -9%, MSCI Svizzera a -12%, MSCI Europe a -19%, MSCI Japan -10%, MSCI Emerging -7%
Un eccesso di positività sull'oro, forse. Un eccesso di negatività sulle valute, forse.
Uno degli aspetti probabilmente ricercati o per lo meno accettati, nel 2010, sulla questione valutaria è relativo all'attività economica di un paese quando se ne deprezza la valuta.
Evidentemente, diventa più oneroso acquistare merce di importazione e viceversa diventa più facile esportare merci prodotte. Considerando però che EUR e USD si sono fatti male a vicenda, la guerra delle valute si è svolta, fondamentalmente, tra paesi emergenti, fabbriche del mondo, e economie avanzate, consumatori del mondo. Alla potenziale ricerca di un nuovo equilibrio, un po' meno sbilanciato tra chi consuma e chi produce.
Bernanke non si è fatto troppi scrupoli quindi nel rovesciare qualche centinaio di mia di USD nell'economia, e in forma diversa anche Trichet ci ha messo del suo con piani e meccanismi di salvataggio, linee di credito pressochè gratuito per le banche, … mentre nei paesi emergenti si trovavano costretti ad aumentare i tassi per contenere l'inflazione.
Nel 2010, chi ha approfittato di questa situazione di svalutazione per favorire le esportazioni, sono gli stati efficienti e rigorosi come la Germania tanto che se l'indice Stoxx 50 (in EUR) è rimasto praticamente piatto, l'indice DAX ha guadagnato il 14%. Insomma, qualcuno, nel 2010, da questa situazione ne è uscito vincente.
Il 2011 in qualche modo dovrà fare i conti con una serie di situazioni piuttosto critiche, che ci portiamo dietro dalla crisi e da anni durante i quali molti cittadini e molti stati hanno vissuto al disopra delle loro possibilità:
La disoccupazione in Europa e negli USA è rimasta alta, 9.57% l'ultimo dato rilevato negli USA, attorno al 10% per l'Europa
Tensioni sociali (scioperi in prima battuta) che già nel 2010 hanno più che infastidito
Una quantità enorme di liquidità bloccata in investimenti finanziari, tra i quali l'oro, che potrebbe essere poco controllabile e potrebbe fluire da una parte all'altra del mercato con effetti reali difficilmente valutabili
Governi in difficoltà che, oltre a tagliare le spese dovranno trovare il modo di migliorare le entrate (tramite gettito fiscale)
Sistema societario e finanziario davvero globale, in un sistema giuridico e fiscale ancora ancorato ai singoli stati
Ovviamente è difficile dire cosa potrà succedere e cosa succederà nel 2011 e oltre.
Potrebbe andare tutto benissimo, con un flusso dagli investimenti finanziari a quelli reali in modo controllato, generando posti di lavoro e al tempo stesso senza generare inflazione. Attività economica che migliorerebbe immediatamente il gettito fiscale, risolvendo i problemi di molti stati.
Oppure potrebbe andare tutto male, con un crescendo di problemi di debito governativo e di tensioni sociali sempre più intenso che avrebbe influsso prima o poi, anche sulle attività economiche e finanziarie, rendendo vani gli sforzi di ristrutturazione degli anni scorsi.
Ci aspetta un anno quindi che, probabilmente, non semplificherà la vita di chi deve gestire i patrimoni.
Idee Trading
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effettuato acquisto a chiusura call Euro Stoxx 50 giugno strike 2225 (100%
portafoglio)
venduto call Euro Stoxx 50 giugno strike 2250 (100% portafoglio)

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